Il settore alimentare industriale si trova ogni giorno ad affrontare nuove sfide tra le quali figurano alcune novità rispetto al passato a causa dell’innovazione tecnologica raggiunta dai sistemi produttivi.

Gran parte di esse riguardano ambiti come l’approvvigionamento delle risorse, la qualità tracciabile della filiera produttiva e i severi controlli a cui questa è sottoposta. Tra le sfide più cogenti del momento c’è la necessità di ridurre gli sprechi di risorse, non solo per una questione economica ma anche e soprattutto per l’impatto ambientale che questi provocano.

Da dove provengono gli sprechi della filiera produttiva?

Molto spesso la filiera si serve di macchinari ad alta velocità che si occupano del confezionamento e questi sono il luogo dove si verificano maggiori problematiche, soprattutto laddove vengano utilizzati carta, cartone, plastica e film plastici.

Parliamo di materiali da confezionamento che sono noti per essere elettricamente bilanciati, ovvero isolanti e neutri e, per tali ragioni, risultano essere caratterizzati dallo stesso numero di cariche positive e negative.

Nonostante questa sembri una situazione innocua e priva di rischi accade molto spesso che tali materiali comportino danni alla produzione, sprechi e intoppi proprio per la loro natura neutra. Difatti i materiali elettricamente bilanciati accumulano carica elettrica positiva o negativa quando entrano in attrito con altri materiali o parti di un macchinario dando vita a cariche elettrostatiche.

Cosa accade a plastiche e materiali neutri per il confezionamento?

Sulle confezioni vengono a generarsi cariche elettrostatiche che agiscono sia sul materiale in esse contenuto che su tutto ciò che circonda il macchinario e, pertanto, anche sulle persone che lavorano in quel preciso ambiente.

Quindi l’energia elettrostatica generata dallo sfregamento si accumula scaricandosi sugli addetti al macchinario, provocando scosse molto fastidiose e pericolose. Le cariche elettrostatiche, inoltre peggiorano la qualità del prodotto e, al tempo stesso, il macchinario si inceppa rovinandosi prima del tempo. Gli inceppamenti, infatti, provocano surriscaldamenti che danneggiano le componenti dei macchinari oltre a causare il sollevamento di polveri sottili che, a elevate temperature, possono anche innescare pericolosi incendi. Per di più gli alimenti da confezionare potrebbero fuoriuscire dalle confezioni depositandosi sulle tracce del macchinario e rovinando l’intero lotto produttivo.

Dalle cariche elettrostatiche agli sprechi di risorse

Si tratta di una problematica molto fastidiosa che accomuna i macchinari per l’impacchettamento degli alimenti e che caratterizza la stragrande maggioranza di aziende operanti in questo settore. Tutto questo provoca numerosi scarti di produzione, ovvero sprechi di risorse alimentari ed economici che danneggiano l’azienda e l’ambiente. Difatti quando durante l’impacchettamento la confezione va a caricarsi di energia elettrostatica questa provoca la fuoriuscita di materiale come farine, pasta, e altri alimenti di piccolo taglio. Tali materiali vanno a finire anche sui bordi della confezione impedendo al macchinario la sigillatura. Di conseguenza il risultato sarà un prodotto che non può essere messo in vendita e, quindi, uno scarto di produzione.

Come risolvere questo genere di problematiche?

Se l’azienda non interviene per eliminare questo accumulo di cariche gli scarti diventeranno sempre di più aggravando i bilanci aziendali e comportando sprechi di risorse che non fanno bene neanche all’ambiente.

Per risolvere il problema delle cariche elettrostatiche nel settore alimentare basta chiamare un’azienda specializzata in barre ionizzanti la quale, dopo un accurato sopralluogo, stabilirà l’entità dell’intervento. Lo farà identificando il numero di barre da installare e il luogo dove queste sono necessarie per neutralizzare l’accumulo di cariche. In questo modo non si verificheranno più accumuli, i macchinari lavoreranno regolarmente e a pieno ritmo e non si verificheranno più intoppi, sprechi e lotti di produzione da buttare.

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