Analisi di un marketing funnel non lineare tra sito, assistenza, acquisto e negozio fisico

Il marketing funnel non descrive sempre il comportamento reale del cliente. Dopo l’acquisto, una persona può tornare sul sito, leggere altre recensioni, confrontare di nuovo i prezzi e chiedere chiarimenti in negozio. Non significa per forza che stia per annullare tutto. Spesso cerca conferme per ridurre la dissonanza cognitiva, cioè il dubbio di aver fatto una scelta sbagliata.

Per leggere questi percorsi conviene abbandonare le fasi rigide awareness, consideration e conversion. Sono più utili cinque stati osservabili: esplorazione, verifica, decisione, conferma e riattivazione. Il cliente può passare da uno stato all’altro più volte, usando canali online, fisici e ibridi.

Perché il marketing funnel lineare sbaglia la diagnosi

Il modello classico ordina il percorso dall’attenzione all’acquisto. È semplice da presentare e comodo da mettere in una slide. Il problema arriva quando viene usato come se fosse la registrazione fedele dei comportamenti.

La ricerca di Consorzio Netcomm sui percorsi phygital, cioè distribuiti tra canali digitali e fisici, descrive customer journey non lineari. Anche il contributo dell’Università Bocconi su come cambia il customer journey porta l’attenzione su percorsi articolati in più momenti e punti di contatto.

Una visita al negozio può arrivare dopo una comparazione online. Una ricerca del prezzo può avvenire dopo l’ordine. Un contatto con l’assistenza può preparare un nuovo acquisto, non solo gestire un problema.

Se il sistema assegna a ogni azione un significato fisso, produce diagnosi fragili:

  • la visita a una pagina prodotto viene classificata sempre come interesse iniziale;
  • il chatbot viene letto solo come assistenza;
  • il confronto prezzi viene trattato sempre come rischio di abbandono;
  • l’acquisto viene considerato la fine del percorso;
  • l’ultimo clic riceve un merito che spesso non gli appartiene.

Il percorso va quindi ricostruito guardando sequenza, contesto e obiettivo probabile. Il singolo clic, da solo, dice poco.

Cronaca retrospettiva di un acquisto in cinque scene

Prendiamo un acquisto rappresentativo: un cliente compra online un avvitatore professionale dopo aver consultato il sito, un comparatore, alcune recensioni e un negozio fisico. Ricostruiamo il percorso al contrario, partendo dal dubbio comparso dopo il pagamento.

Dopo l’acquisto cerca conferme

Il cliente riapre la scheda tecnica, legge recensioni negative, confronta di nuovo il prezzo e interroga il chatbot sulla compatibilità delle batterie. Il giorno dopo passa anche dal negozio. Sta verificando di non aver comprato il modello sbagliato o di non aver pagato troppo.

Questo è lo stato di conferma. Una parte del lavoro commerciale continua dopo la transazione. Ignorarlo significa lasciare il cliente solo proprio quando il dubbio è più concreto.

  • Segnale misurabile: ritorno sul prodotto acquistato, apertura delle FAQ, confronto con modelli simili, contatto con assistenza o negozio.
  • Errore di attribuzione: classificare queste azioni come nuova intenzione di acquisto oppure come abbandono imminente.
  • Automazione utile: mostrare istruzioni, compatibilità, condizioni applicate all’ordine e canale di assistenza, evitando di spingere subito lo stesso prodotto.

La decisione non coincide con l’ultimo clic

Prima dell’ordine, il cliente torna direttamente sul sito e completa il pagamento. Il sistema assegna tutta la conversione all’accesso diretto o alla campagna vista poco prima. È una lettura comoda, non necessariamente corretta.

La decisione può essere maturata grazie alla prova in negozio, a una recensione letta giorni prima o a una risposta ricevuta dall’assistenza. Il canale finale ha chiuso il passaggio tecnico. Non è detto che abbia costruito la fiducia.

  • Segnale misurabile: aggiunta al carrello, configurazione completata, richiesta di disponibilità, avvio del pagamento.
  • Errore di attribuzione: assegnare tutto il valore all’ultimo contatto registrato.
  • Automazione utile: recuperare il contesto precedente e rimuovere ostacoli pratici, per esempio dubbi su disponibilità, consegna o compatibilità.

La verifica passa dal digitale al negozio

Prima di decidere, il cliente controlla la scheda tecnica online e poi visita un punto vendita per impugnare l’attrezzo. Dal punto di vista del tracciamento sembrano due persone: un visitatore web che non compra e un cliente fisico arrivato da solo.

In realtà è lo stesso stato di verifica. Il cliente sta cercando prove sufficienti per escludere un errore. Il passaggio tra online e offline non interrompe il percorso. Lo completa.

  • Segnale misurabile: consultazione ripetuta di specifiche, disponibilità locale, resi, garanzie commerciali, recensioni dettagliate e confronto tra varianti.
  • Errore di attribuzione: segnare la sessione web come fallita e attribuire la vendita soltanto al negozio.
  • Automazione utile: mantenere coerenti schede, disponibilità e risposte tra sito, assistenza e personale del punto vendita.

L’esplorazione non è ancora scelta

All’inizio il cliente confronta utensili con potenze, pesi e dotazioni differenti. Legge contenuti generali e cambia più volte fascia di prezzo. Non ha ancora definito bene il problema. Proporre subito lo sconto sul singolo modello forza una decisione prematura.

Nello stato di esplorazione servono criteri per orientarsi. Qui le azioni per migliorare la conversione delle campagne funzionano solo se rispettano il livello reale di consapevolezza del cliente, invece di trattare ogni visita come un carrello mancato.

  • Segnale misurabile: visite a categorie diverse, uso dei filtri, guide introduttive, ricerche interne e confronti tra fasce.
  • Errore di attribuzione: interpretare la mancata aggiunta al carrello come scarso interesse.
  • Automazione utile: proporre comparazioni comprensibili, filtri utili e contenuti basati sull’impiego previsto.

Il primo contatto non rivela l’origine del bisogno

Il primo evento registrato è una visita da un motore di ricerca. Il cliente cerca una domanda tecnica, non un marchio o un modello preciso. Il sistema lo mette in cima al percorso e lo considera un contatto appena acquisito.

Quel bisogno, però, può essere nato prima: un guasto, una lavorazione nuova, un consiglio ricevuto oppure un prodotto visto in negozio. Il primo evento misurato non coincide sempre con l’inizio reale.

  • Segnale misurabile: query generica, lettura di una guida, ingresso su una categoria o prima richiesta informativa.
  • Errore di attribuzione: confondere il primo dato disponibile con la nascita dell’interesse.
  • Automazione utile: raccogliere il problema da risolvere con poche domande chiare, senza chiedere subito dati inutili o spingere una vendita.

Come sostituire le fasi rigide con stati osservabili

Uno stato comportamentale non descrive dove dovrebbe trovarsi il cliente. Descrive cosa sta cercando di fare in quel momento. La differenza è sostanziale.

  • Esplorazione: definisce il bisogno e restringe il campo delle alternative.
  • Verifica: controlla specifiche, affidabilità, condizioni e compatibilità.
  • Decisione: prova a completare la scelta o la transazione.
  • Conferma: cerca prove che l’acquisto sia stato corretto.
  • Riattivazione: torna per assistenza, ricambi, riordino o un’esigenza collegata.

Ogni stato deve avere criteri di ingresso e uscita. Due visite alla stessa pagina non bastano. Una consultazione del prodotto seguita da domande sulla compatibilità indica probabilmente verifica. La stessa consultazione dopo l’ordine indica più facilmente conferma.

Il modello deve inoltre accettare i ritorni. Un cliente può passare dalla decisione alla verifica se trova un’informazione nuova. Può tornare in esplorazione se scopre che la soluzione scelta non è adatta. Non è un’anomalia da ripulire nei dati.

Quali segnali misurare senza perdersi nei clic

La prima operazione è definire pochi eventi che abbiano un significato operativo. Registrare tutto non risolve il problema se nessuno sa distinguere un dubbio da un’intenzione.

Per ogni evento conviene indicare:

  • che cosa ha fatto il cliente;
  • quando lo ha fatto rispetto all’acquisto;
  • su quale prodotto o categoria;
  • da quale canale arrivava;
  • quale azione ha compiuto dopo;
  • quali interpretazioni alternative restano possibili.

Le metriche devono essere lette per sequenze. Il tasso di conversione resta utile, ma non spiega perché una persona torna su una pagina dopo aver comprato. Servono anche tempi tra i passaggi, ripetizione delle verifiche, contatti con assistenza, transizioni tra canali e riattivazioni.

Non bisogna nemmeno fingere una precisione che i dati non hanno. Se online e negozio non condividono informazioni affidabili, il percorso resta parziale. Meglio dichiarare il limite che costruire un’attribuzione elegante su identità incerte.

Automazione e AI: prima servono dati e responsabilità

L’automazione utile risponde a un segnale concreto. Non manda la stessa sequenza a chiunque abbia aperto una pagina. Un cliente in esplorazione può ricevere criteri di scelta. Uno in verifica ha bisogno di specifiche e condizioni. Uno in conferma deve trovare assistenza e documenti coerenti con ciò che ha acquistato.

Secondo il rapporto “Omnichannel Customer Experience Italia 2025”, ripreso da Youmark, soltanto il 7% delle grandi imprese italiane è pronto a usare l’AI in maniera integrata. I limiti principali restano dati, governance e competenze. La governance è l’insieme di responsabilità e regole con cui si decide chi usa i dati, per quale scopo e con quali controlli.

Prima di introdurre modelli sofisticati servono quindi quattro basi:

  • eventi definiti nello stesso modo tra reparti;
  • dati collegabili senza forzare identità dubbie;
  • contenuti coerenti tra sito, chatbot, assistenza e negozio;
  • una persona responsabile degli errori di classificazione.

Se queste basi mancano, l’AI accelera messaggi fuori contesto. Non corregge il processo.

Informazioni corrette non bastano se presentate male

La fase di verifica richiede attenzione anche al modo in cui vengono esposte le informazioni. AGCM e FAQ del MIMIT richiamano un principio netto: una comunicazione può essere ingannevole pur contenendo dati materialmente corretti, quando la presentazione o le omissioni alterano la decisione economica del consumatore.

Non basta quindi avere il prezzo giusto nascosto in fondo alla pagina. Non basta indicare una limitazione con una formula poco visibile. Schede, confronti automatici e risposte del chatbot devono permettere di capire condizioni e differenze senza ricostruirle a pezzi.

Un controllo pratico dovrebbe verificare:

  • se costi e limitazioni compaiono prima della decisione;
  • se il confronto usa criteri omogenei;
  • se le esclusioni sono leggibili nel punto in cui servono;
  • se chatbot, sito e negozio danno risposte compatibili;
  • se l’automazione omette dettagli che cambierebbero la scelta.

La cosa da fare adesso è semplice: prendere un acquisto reale, ricostruirlo all’indietro e segnare dove il sistema ha confuso esplorazione, verifica e conferma. Da lì si correggono metriche, contenuti e automazioni.

Domande frequenti

Serve davvero un software specifico per gestire il funnel?

No. Si può iniziare con gli strumenti già disponibili, purché gli eventi siano definiti bene e letti in sequenza. Un software più evoluto serve quando bisogna collegare molti canali e volumi elevati. Se dati, responsabilità e contenuti sono incoerenti, aggiungere una piattaforma rende soltanto l’errore più rapido.

Come si capisce in quale fase si trova un cliente?

Non basta una singola pagina visitata. Bisogna osservare la sequenza, il momento rispetto all’acquisto e il tipo di domanda. Confronti generali indicano esplorazione. Specifiche e condizioni indicano verifica. Carrello e pagamento segnalano decisione. Ritorni sul prodotto dopo l’ordine possono indicare conferma.

Ogni quanto va controllato il marketing funnel?

Va controllato quando cambiano canali, prodotti, condizioni commerciali o modalità di assistenza. Conviene inoltre analizzare periodicamente un campione di percorsi completi, soprattutto quelli con molti ritorni, contatti e passaggi tra online e negozio. L’obiettivo non è ridisegnare sempre il modello, ma trovare classificazioni e automazioni che non corrispondono più ai comportamenti reali.

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Di Alice Bartoli

Sono una blogger per divertimento. I miei hobby sono leggere, guardare serie TV e mangiare bene. Amo divertirmi e vivere